L’Aquila. Il Parco Polinelli, i 30 alberi tagliati e la tutela del patrimonio verde

Erano le primavere degli anni ’70. Dalla scuola elementare del Torrione, accompagnati dalla maestra, entravamo nell’Olimpo degli alberi del parco di fronte alla caserma Rossi per incontrare Giove, Venere, Marte, Giunone, Apollo e perfino Bacco. Questo si era inventata la nostra insegnante per farci appassionare: alberi come divinità per solleticare la passione storica su greci e romani e sensibilizzarci al rispetto delle piante e della natura. Crescendo, noi del Torrione, abbiamo continuato ad abbracciare quegli alberi, lì andavamo a giocare, li chiamavamo ancora con i nomi degli dei e , di anno in anno diventavano sempre più alti, crescevano più di noi, insieme a noi. Schiacciati dietro i loro fusti ci nascondevamo per giocare a nascondino e, nell’attesa di fare tana, con la mano intorno alla bocca, sussuravamo concitati i nomi degli altri bambini. Poi lì abbiamo portato i nostri figli e, alla fine, i nostri padri con le rughe sul viso che tanto assomigliavano a quelle delle cortecce anche se sì, era un po’ difficile far passare la carrozzina sul brecciolino, ma poi ci sedevamo nelle panchine sotto quelle divinità che nel tempo avevano tessuto un vero e proprio cielo verde.
Questo per noi il parco che sarebbe stato dedicato all’alpino caduto in Afghanistan Luca Polsinelli. Un approccio sì sentimentale, ma è su questi intrecci che passano le radici, ops radici come quelle degli alberi, che radicano l’affezione orgogliosa ad un luogo, ad un territorio, un aspetto emozionale che sottende il vivere di un’intera collettività , spesso non tenuto in debito conto da chi amministra una città che è di tutti.
Palese è lo sfregio: di quelle divinità arboree ne sono stati tagliate 30 fino ad oggi, alberi sacrificati in nome di una ulteriore rotatoria che permetterà l’entrata al futuro parcheggio pubblico nell’ex caserma Rossi.
In pratica venerdì 24 luglio, molto sintetizzando, si è tenuta al Comune dell’Aquila, la V Commissione garanzia e controllo su questo tema. Nell’Albo Pretorio, secondo i consiglieri Simona Giannangeli, Paolo Romano e Lorenzo Rotellini, sono stati pubblicati i progetti approvati in Giunta senza, però, gli allegati. Pertanto, per averne contezza, è stata fatta domanda di accesso agli atti,( a cui la Soprintendenza ABAP AQ-TE , sollecitata, non ha mai risposto e né era presente in Commissione) e dalla verifica di quanto ricevuto non si è dedotto da nessuna parte il taglio già effettuato dei 30 alberi.
A contestare la ratio del progetto è stato anche Paolo Fasciani dell’organizzazione no profit per la tutela del verde CONALPA-L’Aquila in quanto la perdita del volume arboreo, con grande ruolo trofico e un’azione drenante, non potrà essere compensata minimamente dalle nuove piantumazioni previste, di cui ha parlato in Commissione l’Assessore Francesco De Santis, perché sono ad alto rischio di mortalità (come i tre alberi di Giuda ora seccatisi a Piazza Palazzo), oltre ai decenni necessari per arrivare ad equiparare quanto perso. Inoltre, è lo stesso regolamento verde del Comune dell’Aquila a tutelare gli alberi con una circonferenza (no diametro) di 50 cm , misura, aihmè, degli alberi già tagliati… quindi il Comune disattende il Regolamento del Comune stesso…
L’Assessore e i dirigenti hanno garantito la correttezza amministrativa di quanto deliberato, avendo acquisito tutti i pareri necessari. Per noi cittadini, invece, rimane la certezza di una scelta ampiamente discutibile che avrebbe dovuto trovare altre soluzioni, altre alternative e ratio per evitare il taglio di 30 alberi gagliardi. Se urge ovunque una pianificazione urbana verde volta a creare e tutelare gli arredi urbani e contrastare l’inquinamento e ridurre l’ isole di calore, se ad es. il Comune di Bologna ha recentemente acquistate e collocate in centro storico 160 piante per fronteggiare la crisi climatica, va da sè che qui i conti non tornano.
La mancanza di una sensibilità ecologica, conoscenza storica della memoria di un quartiere, lungimiranza progettuale rompono ulteriormente il patto di fiducia fra gestione politica e cittadinanza per i dubbi sulle competenze, efficienza e scelte assunte non condivise e, a questo punto, non condivisibili. Piantumazioni sostitutive come azione compensativa? Soluzioni irricevibili per l’alto rischio di incertezza che comportano. Gli alberi non si tagliano, si tutelano.
Siamo lontani e questo lo scrivo per non essere di parte, dalla “Meravigliosa metamorfosi” che spianò gli spazi per iniziare, nel 1929, il più bel complesso polisportivo d’Italia dopo il Foro Italico di Roma: campi da tennis, velodromo, stadio, piscina coperta e, verso il Gran Sasso, la funivia che accrebbero i servizi della nostra città con funzione e bellezza.
Siamo lontani da una visione illuminata a dispetto del piano sulla mobilità urbana sostenibile (PUMS) e del Regolamento verde del Comune del 2023 che recita“ considerato che il patrimonio verde del Comune dell’Aquila rappresenta una componente di primaria importanza dell’ambiente urbano per le innumerevoli funzioni che svolge a beneficio dell’uomo e per gli aspetti culturali, architettonici, estetici, ornamentali e storici… è vietato l’abbattimento a qualsiasi titolo di alberi aventi circonferenza del tronco superiore a 50 cm….” Per tutto questo c’è stato un inoltro alla Procura.
Ma d’altronde dopo l’inguardabile UFO atterrato a Piazza Duomo come futuro Info Point, non ci resta che aspettare altri marziani e il loro, incomprensibile linguaggio, avulso dal contesto territoriale.

Raffaella De Nicola
