Ritorno al Castello: il Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila

Più vite. Così, il fluire della storia museale in Abruzzo  intercetta diverse date fondamentali: il 23 settembre 1951 è  Luigi Einaudi Presidente della Repubblica, insieme a Giovanni Leone, ad attraversare con una macchina scoperta la città dell’Aquila arrivando al Castello Cinquecentesco  per l’ inaugurazione del  Museo Nazionale d’Abruzzo custode, da allora, di  testimonianze di arte storia e preistoria del territorio regionale.

Le sfide sono molte e tutte raccolte dagli allora Soprintendenti ai Monumenti: il Museo aquilano diventerà il più importante, grande  e visitato della regione. La frattura del 2009 è drammatica: piattaforme volanti come dischi porteranno fuori dalla Fortezza (i filmati ne danno conto), in una città  aggrappata ad un territorio devastato dal sisma,  tutto il patrimonio museale attraverso l’ausilio del personale  MiC,  volontari, Vigili del Fuoco. Stese per terra le opere,  come sudari,  vennero ricoverate in vari depositi fino al 19 dicembre 2015 quando, in parte,  trovarono collocazione provvisoria nel MuNDA, il Museo di fronte alle 99 cannelle, nell’ex mattatoio ottimo recupero  di archeologia industriale che, sulle proprie spalle, nonostante l’allestimento parziale, i problemi, il Covid,  ha retto e recuperato tempo e spazio arrivando nuovamente ad essere il Museo più visitato della regione attraverso mostre, strategie di valorizzazione, acquisizioni, divulgazione, collaborazioni. Un imprinting nient’affatto trascurabile, quello del Museo Nazionale d’Abruzzo che, esattamente a 10 anni dall’inaugurazione del MuNDA, tornerà dal  20 dicembre prossimo al  Castello Cinquecentesco, sede originaria,   con un’ esposizione parziale  delle opere, un algoritmo  che comanda una  restituzione a  fronte di una brusca sottrazione. Ma nel backstage di un museo, dietro le opere, dietro gli uomini e le quinte,  tante le storie. La tavola della Madonna di Sivignano ne è un esempio.

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Madonna di Sivignano, tavola del XIII secolo

Ne parla Federico Zeri in “Dietro l’Immagine”: alla fine del 1943, in pieno tempo di guerra,  i 50 abitanti della piccola frazione di Capitignano, vicino L’Aquila, insospettiti dai movimenti del parroco, si portarono via dalla chiesa la tavola del XIII secolo nascondendola sotto il letto o nei fienili, cambiandole ogni settimana posto per proteggerla. Il grande critico parlò con commozione della devozione popolare di quel piccolo centro nella lezione del 1997  al Collegio Nuovo di Pavia. Ora quella stessa affezione intima  ha cambiato epoca e nomi, visi , volti e ruoli permettendo di passare, quando alla città si sostituì il cratere sismico, il testimone  dal personale della ex Soprintendenza, molti dei quali  ora non ci sono più ma la cui dedizione permane, ad un microcosmo dinamico di varie professionalità che permette, oggi,  il  ritorno al Castello: restauratori come medici, schede come cartelle cliniche, esami diagnostici, storici dell’arte, archeologi, amministrativi, personale di custodia, trasportatori, architetti, ingegneri, comunicatori, operai. Di fronte agli uomini le opere,  residui di un passato che suscita emozioni,  un’ energia che  le trascende e testimonia la storia della nostra regione, in un museo nuovo e moderno con un linguaggio di multimedialità, social, interattività. Ogni opera ha una storia, come una matrioska che ne contiene altre. Dalle Madonne medievali, non oggetti ma soggetti di cultura devozionale, davanti alle quali si celebrava la quotidianità,  visi dipinti o scolpiti nella ritualità di popolazioni, ambienti e territori genitrici di quest’ora, fino alle opere più  moderne o, andando indietro all’archeologia o al Quaternario, al reperto fossile più importante e completo d’Italia se non d’Europa: il Mammut, custodito nel Bastione Est del Castello, mai spostato da dove lì fu esposto  per la prima volta nel 1960.

Un’apertura che anticipa le iniziative dell’Aquila capitale della cultura 2026, riconoscimento eccezionale, per carità,  il cui successo presupporrà  rete fra enti, istituzioni, operatori di settore anche se, al momento, è assente nel programma presentato dal Comune sulla pagina ufficiale  il Museo Nazionale d’Abruzzo, il più visitato della regione, decretato autonomo dal Ministero proprio in virtù della sua importanza.  Sperando, fra l’altro,  che il Comune dell’Aquila rifletta e affini la  sensibilità ecologica, che è cultura ambientale,  dopo le discutibilissime  scelte recenti sul  parco Polsinelli con l’obbrobrio del taglio di alberi per  una nuova viabilità, soluzione né efficace né sufficientemente  studiata,   che si è rivelata un disastro per il traffico cittadino.